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CURIOSITÀ


Maghi e Maghetti
Inserita il: 07/02/2010 13.17.43


MAGHI E MAGHETTI


di Augusto Agostini

Rua Del Mago, cari concittadini,  microscopica nelle sue proporzioni, per metà affascinanti pietre di fiume a schiena d’asino, per il resto orribile colata di cemento, è rametto di via V. Alfieri che collega Via Sacconi a Via dei Malaspina; la suggestione del nome è innegabile, ci avrà abitato veramente un mago? Che comunque qualcosa di soprannaturale  sotto sotto ci sia ce lo suggerisce il dizionario toponomastico del compianto Giuseppe Marinelli, da poco scomparso: tale rua non è, infatti, citata, non esiste!Una sorta di Diagon Alley della saga di Harry Potter! Ma potrebbe essere la nostra città , allargando il discorso, annoverata tra quelle con solido background esoterico? Può essa vantare tradizioni, luoghi, personaggi misteriosi, riti,  alla pari di Torino o Benevento? Penso di si visto che il filo a volte misterioso seguito dalla mia mente, è attratto non tanto da  siti dai nomi pure evocativi come  Gola dell’Infernaccio,  Dito del Diavolo , Grotta della Sibilla,  Valle Scura,  Pizzo del Diavolo, Passo Cattivo, Strada delle Fate ecc, né tantomeno da caricaturali messe nere o esilaranti riti occulti bensì  da tre soggetti molto diversi tra loro e cioè un luogo misterioso,  un illustre scienziato,  uno sgangherato analfabeta legati, a mio modesto avviso,  da un filo comune : il primo soggetto è il lago di Pilato, il secondo è il nostro Cecco, mentre il terzo è, pensate un po’ che scherzi fanno le meningi, l’eccelso Valurde lu maghe. Il filo comune che ho individuato è il terribile “ Libro del Comando”….seguitemi, seguitemi.

 


Lo specchio d’acqua sul Vettore, posto guarda un pò tra il "Pizzo del Diavolo" e la "Cima del Redentore", il lago “ con gli occhiali”, è da sempre considerato una delle tante bocche dell’Inferno e proprio lì, dove secondo la leggenda si  inabissò il carro  con sopra il governatore romano che si era lavato le mani della sorte di Gesù, arrivava gente da mezza Italia per evocare demoni  capaci di trasformare qualunque libro appunto nel  “ Libro del Comando”  cioè in un qualcosa capace di dare potere pressoché illimitato al possessore. Secondo i sermoni di fra Bernardino  Bonavoglia da Foligno ( 1400 ), predicatore itinerante, il rito era più o meno questo: l’aspirante stregone saltava sull’istmo del lago, tracciava intorno a sé tre cerchi  ed evocava il demonio il quale, in un ribollire di acque, chiedeva: “Che vuoi?” e lo sventurato :“ ti voglio consacrare il mio libro perché tu renda possibile tutto ciò che c’è scritto; in cambio avrai la mia anima”.Non risulta che lo scambio sia mai stato rifiutato!Questa superstizione era tanto radicata da far scrivere a Fazio degli Uberti ( pronipote del famoso Farinata )nel suo “ DIttamondo”( 1345 -1367, incompiuto ): “la fama qui non vò rimanga nuda, del Monte di Pilato, ov’è un lago….perchè quale si intende in Simon Mago,per sacrar il suo libro là si monta..” .E ancora Enea Silvio Piccolomini da Siena, futuro papa Pio II, scriveva al fratello Giorgio che sui Sibillini:” vi è un sito doe …….havvi un convegno di streghe, di demoni e di ombre notturne, chi ne ha il coraggio, può vedervi gli spiriti ed apprendere le arti magiche”.Il fenomeno era tanto diffuso  da costringere le autoritá religiose del tempo a proibire l'accesso al sito e a  porre una forca, come monito,all'ingresso della valle. Intorno al suo bacino pare venissero alzati addirittura dei muri a secco al fine di evitare il raggiungimento delle  acque. Ascoli, a cavallo tra XIII e XIV secolo, era considerata città diabolica: ribelle alla Chiesa, scomunicata più volte, tormentata da lotte intestine, una città insomma in cui i “ diavoli passeggiavano per piazza” ( S. Balena ); non deve quindi meravigliare,passando al secondo soggetto, che il nostro Cecco da porta Romana, venisse considerato non uno scienziato quale era, bensì un negromante,un indovino,un alchimista, uno che ( vox populi )era certamente stato  sul lago, che si era addirittura trasformato in paglia mentre bruciava nel rogo davanti a Santa Croce, che  con l’aiuto del diavolo, aveva costruito persino un ponte in una notte!E hai voglia a dire che l’avevano fatto i romani, il popolino prendeva allora ad intonare il solito ritornello:

”ma che Salaria! Che ponte romano!

Questa è la via che fece l’Ascolano;

la fece Cecco in una notte aprenno

tra tuoni e lampi il Libro del Comanno”.

 


Pare che fino a non molti anni or sono, qualcuno ancora andasse in biblioteca a chiedere “ il libro di Cecco” mentre qualcun altro si arrampicasse sul monumento in Piazza Matteotti per dare una sbirciatina al volumone in bronzo,… non si sa mai!Giungiamo così al terzo elemento del nostro percorso: Valurde,aveva una fama talmente consolidata che quando morì, il 31 Agosto 1893, “ il Progresso” scrisse il seguente epitaffio: “ interrompete i vostri lavori, o contadini;sciogliete i vostri capelli, o bionde e brune innamorate, che affidaste al gran mago i segreti del cuore. Colui che tutto prevedeva e prediceva, a cui nulla era celato, che poteva portare il suo braccio velloso entro le viscere della terra, Valurde non è più.” Nato a Venarotta, fu,da giovane, garzone a Cepparano poi contadino, analfabeta ma d’ingegno non comune, tutto sapeva e poteva ed i suoi filtri e scongiuri erano infallibili; magari recitava, poggiando la mano aperta contro il muro il seguente, efficacissimo:

” ..cinque deta la lu mure,

cinque aneme scongiure,

cinque priedde,cinque frate,

cinque aneme dannate…

Nel suo “ studio” a Santa Chiara riceveva la numerosa e spesso  facoltosa clientela senza scontentare alcuno; un esempio? Un giorno la mamma del Cav. Gabrielli, approssimandosi al ponte sul Chiaro, allora in costruzione (una sola campata ) su progetto dell’Arch. Massimi, vide il mago fermo al centro; in quel mentre il ponte, inopinatamente, crollava con gran frastuono ( fu poi ricostruito dall’ing. Giovanni Iecini);immaginate la sorpresa quando, al diradarsi delle polveri, il mago ricomparve sano e salvo. All’ ovvia domanda di come ciò potesse essere avvenuto, pare che  rispondesse:” Lu diavele me disse: scànzete, Valurde, che mò terteche!”. Oppure, alle rimostranze di un cliente che non poteva essere ricevuto il figlio:” è devute passà sotte le resèche de li porte e pè li busce de li chiave pè scheprì li malefici e mò sta su lu liette,pover’ome,tutte ammestate. Besogna che reviè!” Devo tradurre?Quando non era “ammestate”, riceveva i clienti tenendo in mano “ lu libbre de lu comanne” ed è così che lo ritrasse Domenico Ferri da Castel di Lama, famoso autore delle decorazioni nella Sala del Consiglio Provinciale;la grande tela,intitolata “ il mago” appunto, fu esposta a Venezia e poi, per qualche anno, nel nostro Circolo Cittadino ma nessuno l’acquistò fino alla sua distruzione, ad opera dello stesso autore, nel 1887. Inutile dire che il famoso libro, tenuto con sussieguo all’approssimarsi del cliente di turno, pare venisse sorretto,per forza di cose, anche se involontariamente, al contrario o come avrebbe detto lo stesso Valurde, “ a cape da piè”!

 




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