Santa Maria Intervineas

Torna la rubrica Zoom Ascoli con l'articolo della nostra Beatrice Dionisi

dal 06/10/2018 al 20/10/2018

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La chiesa di S. Maria Intervineas, tra le più antiche della città di Ascoli Piceno, è un magnifico esempio di stile romanico dove l’aspetto semplice e austero, privo di qualsiasi decorativismo, evidenzia la funzione difensiva della chiesa-fortezza, deducibile dalle feritoie sulla parete di fondo e dalla torre isolata costruita sul basamento di una torre gentilizia, ricca di sporti angolari e feritoie nel corpo di base.
La facciata principale, in stile romanico-gotico, è dominata da un portale ad arco acuto, mentre risulta più movimentata quella laterale che, in epoca recente, è stata impreziosita da un portale con lunetta recante una statua della Madonna. La sacrestia semicircolare fu costruita nel 1315 sulla parete absidale esterna della chiesa, come si leggeva da una iscrizione posta su di un finestrino gotico, andata perduta nel 1848 con la demolizione della sacrestia. Tradizionalmente l’origine della chiesa viene fissata al V secolo, dopo il ritrovamento di un’icona ‘tra le vigne’, vicino al fiume Tronto, mentre gli storici ascolani, a causa della mancanza di notizie certe, non precisano una data.
Testimonianza concreta dell'esistenza di un antico luogo di culto cristiano sull'area di S. Maria Intervineas si è avuta con la scoperta nel 1920, di tombe realizzate con formare di travertino, disposte in filari regolari orientati est-ovest, nella parte orientale esterna della chiesa, di fronte alla casa parrocchiale. Poiché l'uso della sepoltura all'aperto si consolidò intorno al V secolo con l'abbandono di quello orientale nei sotterranei, e si passò alla sepoltura dentro le chiese solo nel X secolo, le tombe ritrovate possono essere comprese in questo arco di tempo. Entrando l’ambiente risulta sobrio ed elegante, diviso in tre navate composte da archi sostenuti da pilastri e colonne ioniche, mentre il transetto, più basso di 90 cm rispetto al resto della pavimentazione, è la parte che non ha subito rifacimenti, contrariamente al resto dell’edificio. Sulla controfacciata è presente uno dei monumenti funebri quattrocenteschi più antichi della città, probabilmente realizzato da Pietro Alemanno, dedicato all’ umanista ascolano Nicola Pizzuti: un’edicola a ciborio in travertino di stile tardo gotico con influssi veneziani, sorretto da colonnine tortili poggiati su leoni stilofori. Gli affreschi che decorano le vele della struttura, di scuola crivellesca, rappresentano i quattro Evangelisti seduti in trono, nell’atto di redigere i vangeli, le quattro Virtù cardinali (Giustizia, Temperanza, Prudenza e Fortezza) e i simboli degli evangelisti (l’Angelo, il Leone, l’Aquila e il Toro). Al centro è posizionato il globo terrestre, tutti simboli che vogliono rappresentare la fede che sorregge il mondo. Tra il XII e il XIII secolo vengono realizzati gli affreschi che decorano le pareti del transetto e parte delle colonne a ridosso del presbiterio, dove sono rappresentati santi e la ‘Madonna in Trono col Bambino tra San Giovanni Evangelista e San Michele che pesa le anime’.

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Scritto da Beatrice Dionisi

 


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