Via d'Ancaria

Toponomastica ascolana. Rubrica di Augusto Agostini.

dal 29/09/2017 al 08/10/2017

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Se da C.so Mazzini, in corrispondenza dell’ex bar Sestili, vogliamo raggiungere via Ceci, dobbiamo necessariamente percorrere via d’Ancaria. Ma chi era Ancaria?
In buona compagnia di Cupra e Vesta, Ancaria era una delle tre divinità femminili venerate ad Ascoli e dintorni nonché dagli etruschi. Di lei ci parla Tertulliano inserendo l’”Asculanorum Ancharia” tra le divinità non riconosciute a Roma ma altrove. Andreantonelli ci dice che: “Gli Ascolani veneravano Mercurio come il più importante degli dei dopo Ancaria”. Un suo tempio sarebbe sorto nei pressi della strada in questione o fuori Porta Romana, nella contrada S. Salvatore o, ancora, dove sorge il paese di Ancarano il cui nome originerebbe appunto da quello della dea. Secondo Cicerone, Ancaria sarebbe da identificare con “Furina”, una delle Furie, protettrice, secondo alcuni, dei ladri. Per molti storici, in città esisteva una sua grande statua in bronzo donata agli ascolani da Massenzio, in cerca di milizie per la progettata conquista di Roma. L’Andreantonelli e l’Appiani riferiscono che essa sarebbe stata gettata nel Tronto dai cristiani, nei moti seguiti alla decollazione di S. Emidio. Nel medioevo via d’Ancaria era conosciuta anche come “degli impiccati” in quanto luogo di transito dei condannati a morte, diretti a Campo Parignano.


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